Thursday, April 09, 2020
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Qualche mia foto sul set



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Il regista fornisce le ultime istruzioni alle attrici


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Ciak si gira
 

D O N N E   D I   M A F I A

 

    Nell’estate del 2000 è stato girato a Lecce, la città dove vivo ormai da anni, il film per la televisione “Donne di mafia”. Un amico mi contattò per mettere a disposizione della produzione alcuni canarini, dovendosi girare delle scene, nelle quali era prevista la presenza di una gabbia con degli uccelli. Risposi che non allevavo canarini, bensì Diamanti di Gould, ma che sarei stato lieto di metterli a disposizione, ritenendoli fra l'altro, per i loro vivaci colori, più “fotogenici”.

   Concordai una visita della scenografa al mio allevamento, la quale si mostrò immediatamente entusiasta di quella razza d'uccelli, considerandoli ottimi per il loro scopo.

   Il regista del film era Giuseppe Ferrara, nato a Castelfiorentino il 15/7/1932; si laurea a Firenze in Lettere con una tesi proprio riguardante il "Nuovo Cinema Italiano". Fin dagli anni del  liceo si era fatto notare per l’indole polemica e contestatrice, che era considerata “sovversiva” dal regime fascista, solo per il carattere di “novità“ che presentava. Questo lato della personalità, che lo accompagnerà in tutta la sua lunga carriera di cineasta, gli renderà difficile, anche nel dopoguerra trovare sbocchi che gli consentissero di realizzare  i suoi lavori con quello stile di trasparenza e denunzia che li caratterizzò sempre.

   Mosse i primi passi come documentarista, affrontando argomenti spinosi, come  “Le streghe di Pechino” (1965) inchiesta sul silenzio di una Sicilia affetta da incurabile e assurda omertà. Successivamente realizza il primo lungometraggio, “Il sasso in bocca” opera innovativa sulla nascita e lo sviluppo del potere mafioso in Italia, il lavoro fu ottenuto mescolando a immagini di repertorio ricostruzioni cinematografiche, senza che queste ultime prendessero il sopravvento.

   Si cimenta anche su argomenti sui quali può dare libero sfogo al suo l’impegno, sempre proteso a narrare i fatti con realismo e trasparenza. Il primo di questi film è stato “Cento giorni a Palermo” del 1984, interpretato da Lino Ventura e Giuliana De Sio, che narra le vicende accadute nei 100 giorni passati nel capoluogo siciliano dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Seguono “Il caso Moro” (1986), “Giovanni Falcone” (1993), “Il Banchiere di Dio-Il Caso Calvi” (2002).

   Ma il tema che più lo affascina, per le implicazioni sociali e politiche che contiene, è quello della presenza nefasta della mafia nel contesto siciliano e nazionale; torna così nel 2005, sugli schermi televisivi, con “Donne di mafia”, interpretato fra l’altro da Tosca D’Acquino, Lorenzo Crespi, Maria Rosaria Omaggio, Mietta, Barbara D’Urso e Guja Jelo; fra  le “comparse” .............alcuni dei miei Diamanti di Gould.

   Il giorno fissato per le riprese portai alcuni Gould maschi, che mi chiesero di collocare in una gabbia di forma orientaleggiante a cupola, di provenienza marocchina.

  Il regista, Giuseppe Ferrara, si mostrò contento della scelta della scenografa e successivamente del comportamento degli uccelli, tranquilli anche durante le fasi movimentate della lavorazione, tanto da cinguettare e gorgheggiare.

   Nella scena la gabbia con i Diamanti di Gould era stata posta in primo piano, per far risaltare la vivacità dei colori, mentre in secondo piano una delle interpreti stirava, meditando di togliersi la vita.

   Il Dott. Ferrara è persona affabile e di squisita gentilezza; con il quale, durante leLettera_Ferrara_JPEG.jpg pause delle riprese ho avuto modo di conversare cordialmente, avvataggiato dalle mie origini siciliane. Infine mi rivolsi al regista chiedendo: “Dott.Ferrara, posso disturbarla per togliermi una curiosità?”. “Prego”, rispose; “Vorrei qualche spiegazione sul significato della presenza dei miei Diamanti di Gould in quella scena”. “Vede, il personaggio di quella sequenza è una donna molto sensibile, la sua sensibilità le fa amare ed allevare queste belle creature della Natura, come i suoi uccellini. Purtroppo, travolta dagli eventi tragici della sua vita le balena in mente il suicidio. In questa scena ho voluto porre in primo piano i Diamanti di Gould che, con i loro colori e la loro vivacità, accentuano il contrasto con il cupo stato d'animo del personaggio”.

    Successivamente inviai al Dott.Ferrara una copia della mia Monografia sul Diamante di Gould, edita dalla Alcedo Edizioni. Mi rispose con una lettera il cui contenuto mi gratificò moltissimo (per ingrandire la lettera cliccare sopra).


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a sx: Il Dott.Ferrara legge una mia riflessione sul film, mia figlia Barbara ascolta - Il Dott.Ferrara la scenografa Elizabeth Bogdanova

 

 






Foto ricordo



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Con Tosca D'Acquino, Mietta e...i Gould

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Con l'attrice allevatrice di Gould ed il registra
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