Saturday, July 04, 2020
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Foto n.1 - Diamante mandarino
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Foto 2 - Diamante di Kittlitz

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Foto 3 - Diamante pappagallo

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Foto 4 - Diamante quadricolore

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N O T A

Ho preferito illustrare le varie parti del fenotipo “ritagliandole” da varie foto. Sarebbe stato impossibile reperirne una dove un unico Gould si esprimesse “eccellente” sotto tutti gli aspetti. Nel capitolo “standard” utilizzerò disegni che illustrano soggetti secondo i massimi canoni dell’eccellenza.


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Foto 5 - Ottima posizione, buona struttura del dorso e del ventre, carente nelle dimensioni del filetto, anche se regolare

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Foto 6 - Il soggetto presenta questo difetto nel petto, detto "scrimatura", che lo penalizza molto, sia esteticamente che nelle Mostre.

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Foto 7 - Coda troppo lunga, che provoca spesso un'antiestetica piega del calamo

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Foto 8 - Coda di giusta lunghezza e consistenza, il codione presenta antiestetici "sbuffi"

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Foto 9 - Buon esempio di petto

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Foto 10 -
L'ampiezza del petto si deve manifestare anche in senso verticale, dal collarino deve scendere quando più possibile verso il ventre, per terminare con uno stacco netto.

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Foto 11 -
Dorso ampio che ben si raccorda con testa e petto

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Foto 12  - Coppia di Ancestrali t/r, la femmina a sx

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Foto13 - Coppia di Ancestrali t/n, la femmina in primo piano



 

IL DIAMANTE DI GOULD ANCESTRALE

Testa rossa - Testa gialla - Testa nera



   Non bisogna confondere il termine Gould “selvatico” (quello che ancora vive in Natura) con “ancestrale”, con il quale si definiscono quei soggetti di allevamento il cui fenotipo è “espresso dalla codificazione nei geni, prima che qualsiasi modificazione (mutazione) di essi sia avvenuta” (1)
   Il Diamante di Gould domestico, come viene da alcuni anni definito dalla C.O.M. il nostro estrildide, è diverso da quello che vive libero in Australia, soprattutto per la taglia inferiore, il piumaggio migliore, i colori più brillanti ed i disegni ben definiti, come prescritto dallo "Standard", redatto secondo il gusto estetico prevalente degli allevatori, frutto di decenni di attenta selezione (2).
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   La classificazione scientifica
, accettata dalla quasi totalità degli autori, colloca il Diamante di Gould nel genere “Chloebia”, che comprende l’unica specie: il “Chloebia gouldiae”.

  Il genere appartiene alla famiglia degli “Estrildidi, che annovera i più belli e variopinti passeriformi australiani, fra i quali primeggia certamente il nostro beniamino.

  Per notizia accenniamo che pochi tassonomisti includono il Diamante di Gould  nel genere “Poephila” (Foto n.1), che comprende fra l’altro il Diamante mandarino, mentre altri nel genere “Erythrura”, che comprende fra gli altri i Diamanti pappagallo, i Diamanti di Kittlitz ed i Diamanti quadricolore (Foto n.2,3 e 4 ).

  Al riguardo sottolineo che l'ibridazione, che ha dato tante volte indicazioni pratiche sulla vicinanza genetica delle specie, non è molto diffusa fra gli allevatori di Estrildidi; solo di recente ha richiamato l’attenzione di pochi e non è difficile attendersi dai risultati qualche sorprendente novità.

  Peraltro le differenze notevoli con i suddetti generi, come abbiamo già detto, hanno portato la quasi totalità dei naturalisti a riconoscere il Diamante di Gould come una specie a parte. Forse è possibile azzardare una maggiore affinità con le “Erythrura”, tenuto conto che i  pochi casi d’ibridazione avvengono con soggetti di questo genere: il Diamante di Kittlitz (Foto a dx), molto raramente con il Diamante pappagallo ed il Diamante quadricolore.



 
  Riepilogo la classificazione scientifica del Diamante di Gould, partendo dalla classe:
  • Classe                Uccelli
  • Sottoclasse        Neognati (comprende la stragrande maggioranza degli uccelli)
  • Ordine               Passeriformi
  • Famiglia             Estrildidi
  • Genere              Chloebia
  • Specie               Chloebia gouldiae




Forma, Taglia, Portamento, Disegno e Piumaggio


  Inizierò con il descrivere le caratteristiche generali dell’Ancestrale, che non differiscono nelle forme mutate, trattando alla fine il colore.

  La D.ssa Tidemann, che ha dedicato la vita a studiare gli estrildidi australiani, ha accertato che la lunghezza del Diamante di Gould selvaggio varia dagli 11 ai 13,5 centimetri; inferiore a quella dei soggetti maschi dei nostri allevamenti che oggi non è raro giungano ed a volte superano, i 15 centimetri. Inoltre è caratterizzato da piumaggio “intensivo”, ormai quasi scomparso nei “domestici”.


  Per taglia non si intende solo la lunghezza del soggetto, ma il “volume” della corporatura, pertanto è più appropriato il termine di “struttura”.


  Questo comporta che la lunghezza deve armonizzarsi con il resto del corpo, che dovrà presentare spalle e petto ben sviluppati (foto n.9,10 e 11), che vanno a saldarsi con il ventre che a sua volta si assottiglia formando una curva dolce e progressiva verso il sottocoda.


  Il dorso deve scivolare dolcemente e regolarmente verso la coda; può essere presente una leggera flessione all’altezza della nuca, che se mancante mette più in risalto l’imponenza del capo (Foto n.11).


  La testa  deve essere di buone dimensioni, senza presentare all’attaccatura delle spalle l’incavo del collo: in una parola il contorno del capo, visto dal di sopra, si fonde con quello del corpo (Foto n.11).


  Il becco conico, non troppo lungo e proporzionato al capo, concorre ad accrescerne la qualità (Foto n.14, 15 e 16).


  Per concludere le varie parti del corpo devono fondersi ed integrarsi fra loro per ottenere quella forma che, con un immagine colorita, ma efficace viene definita “forma a carota”.


  La posizione è importante per completare l’elegante aspetto del soggetto. Si deve presentare eretto sul posatoio di circa 50°, ventre sollevato e zampe parallele, unghie curve verso il basso (Foto n.5).


  Il piumaggio deve essere serico, composto e ben aderente al corpo. I selvaggi, come ho detto, hanno piumaggio “intensivo” (piumaggio stretto), mentre nei soggetti allevati si è indirizzata la selezione verso i soggetti con piumaggio “brinato”, per ottenere la maggiorazione della taglia; la “brinatura” comunque non deve superare certi limiti, per evitare la presenza di antiestetici “sbuffi” (Foto n.17). Un buon piumaggio contribuisce a far risaltare i colori nei vari disegni, molto ad esempio quello del petto (Foto n.9).


  Le timoniere della coda sono caratterizzate dalla presenza di tre penne centrali più lunghe rispetto alle altre di qualche millimetro, chiamate timoniere filiformi (comunemente detto “spadino”), che accrescono l’eleganza di questo uccello; la loro lunghezza non deve eccedere ma mantenersi in un giusto limite, per non slanciare eccessivamente il soggetto a scapito dell’armonia complessiva del corpo. La misura migliore preferibile si aggira sui cm.3 nel maschio, incluso lo “spadino”, e cm.1,5 nella femmina, che presenta le timoniere centrali appena più lunghe delle altre (Foto n.7 e 8).


  Il disegno è il “perimetro” entro la cui “area” è racchiuso il colore. Nel Diamante di Gould presenta una peculiarità che non si riscontra frequentemente nei soggetti di piccola taglia di altre specie: zone nettamente definite, come maschera, filetto, gola e petto, mentre in altre zone i colori sfumano delicatamente: collarino e codione. La caratteristica del disegno e le esaltanti cromie dei colori, ne fanno un uccello che colpisce immediatamente anche i visitatori occasionale delle mostre ornitologiche. Mi soffermo a descrivere i cinque “disegni” del Gould.


  Il filetto, presente solo nelle varietà “testa rossa” e “testa gialla”, circonda la maschera, con uno spessore di circa mm.0,7 nel maschio e mm.1,0 nella femmina, deve presentare armoniosi tratti curvilinei, senza sbavature o rarefazioni dovute a carenza di piumaggio oppure, ancora peggio, a pigmentazione non uniforme (Foto n.18).

  A mio parere è preferibile un filetto leggermente più sottile, purché ben disegnato, senza sbavature ed interruzioni, ad uno dalle dimensioni previste, ma irregolare.


  La maschera nelle varietà “testa rossa” e “testa gialla” è racchiusa nel filetto, di conseguenza se quest’ultimo ha le migliori caratteristiche sopra descritte e la testa è di buone dimensioni, si presenterà ampia e dai contorni regolari. Nella varietà “testa nera” maschera, filetto, gola si fondono per formare un’unica zona fino al collarino, mantenendo il pregio dell’ampiezza e regolarità delle curve previste nelle precedenti due (Foto n.15 e 16).


  Il disegno della gola inizia dalla base inferiore del becco scendendo verso il petto, a forma trapezoidale, e risale fino a raccordarsi al filetto; si presenta inoltre nettamente marginata dalla maschera e dal collarino, tranne che nel “testa nera” dove, come già visto, si fonde con la maschera risultando marginata solo dal collarino (Foto n.19).


  Il collarino deve la denominazione in quanto circonda il filetto della testa (o la maschera nel “testa nera”) e la gola, separandola nettamente dal petto (Foto n.19) . Nella parte superiore, come vedremo parlando del colore, sfuma  confondendosi con quello del dorso (Foto n.18). Le dimensioni ottimali sono di mm. 7 nel maschio e mm. 3 nella femmina.


  Il Petto deve presentarsi ampio sia in altezza che in estensione longitudinale, qualità che non possono che derivare da una perfetta struttura corporea complessiva del soggetto. Un ottimo disegno del petto, unito alla qualità del piumaggio (Foto n.9 e 10) e, come vedremo più avanti, del colore, rappresenta nel Diamante di Gould  quello che colpisce a prima vista maggiormente l’osservatore profano, ma direi anche la maggior parte dei giudici. Per questa ragione occorre, a mio parere, porre un’attenzione particolare nel selezionare soggetti che ne presentano le migliore caratteristiche, scartando drasticamente dalla riproduzione quei soggetti che presentano gravi difetti (Foto n.6). 


              

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  Il colore nel nostro estrildide è determinato dalla combinazione, in diversa misura, del “colore chimico” e del “colore fisico”. Al riguardo Vi rimando alla lettura dell’argomento trattato nella II° parte di questo lavoro.

  I pigmenti che lo interessano sono eumelanina, che si satura dal bruno al nero, feomelanina bruno/ruggine, carotenoidi astaxantina  e luteina.

   Inizierò a passare in rassegna i colori nelle varie parti del corpo iniziando dalla maschera che richiede maggiore approfondimento, in quanto, come è noto,  si può presentare, di tre colori: rossa, gialla e nera.


  I tassonomisti ormai sono quasi tutti concordi nell’escludere che si tratta di tre sottospecie del Diamante di Gould, bensì di una manifestazione di polimorfismo.


 
   La varietà testa nera è stata considerata da sempre, fra gli studiosi, come la forma arcaica”, con la quale si sono evoluti i primi Gould in Natura; solo successivamente si sono manifestati quelli a testa rossa e testa gialla.

  Solo di recente in uno studio di Dirk Van den Abeele, pubblicato da Mutavi - Reserch & Advice Group, è stata smontata questa teoria che a lungo aveva convinto i naturalisti, tratti in inganno per la prevalenza nei selvatici dei Gould a testa nera.

  Dirk Van den Abeele ha giustamente osservato che nei testa nera il deposito fino all’apice della melanina che ne determina il colore, è possibile per la perdita agli apici delle barbe delle zone iper-cheratinizzate, per l'azione di un gene sesso-legato, che agisce negativamente su quelle di un testa rossa. Si è chiesto come era possibile che, in fase di evoluzione della specie un gene difettivo mutante, agisse sul fenotipo del testa rossa, geneticamente considerato “dominante”? Fatta questa semplice considerazione la risposta conseguente è stata che la forma del Diamante di Gould “arcaica” è stata quella a testa rossa, successivamente si è presentata spontaneamente in Natura la mutazione testa nera.

  La sua maggiore diffusione nel tempo è legata alla natura del gene legato al sesso, che permette la nascita di femmine testa nera, anche dall’accoppiamento con un maschio testa rossa, che ne sia portatore. La minore diffusione del testa gialla, dipendendo da un gene autosomico recessivo, necessita della presenza di due genitori entrambi portatori (solo il 25% della prole sarà mutata); un puro darebbe solo figli portatori, tranne che si accoppi con un altro soggetto omozigote o almeno portatore.


 

  La nuova teoria  non cambia per noi allevatori le risultanze di accoppiamento, che andrò a esporre di seguito.


  Il “testa rossa” presenta l’ispessimento della cheratina agli apici delle barbe nelle piume della maschera, che consente il deposito dei lipocromi. Esaminando al microscopio una piuma si distinguono nell’apice i lipocromi rossi, mentre nella parte inferiore la melanina si alterna a zone incolori, che ad occhio nudo danno l’effetto di grigio (Foto n.20).


  Nel “testa nera” nella struttura delle piume, per l’azione del gene sesso-legato, le barbe si modificano impedendo al lipocromo di espandersi fino agli apici, in parole molto semplici la definirei come “una struttura di sbarramento” (Foto n.21).

 

  La varietà “testa gialla” deve il suo manifestarsi a due fattori: la modifica strutturale delle piume della maschera, come nel “testa rossa”, che blocca il deposito della melanina fino agli apici, congiunto alla presenza di un gene che non consente la trasformazione della luteina (gialla) in astaxantina (rossa). Nella pratica è difficile che i due fattori agiscano in pieno, per cui quello strutturale consente di frequente ad un residuo di feomelanina di agire parzialmente sulla maschera, il secondo si presenta a volte troppo debole per impedire del tutto la trasformazione della luteina in astaxantina. Infatti nella realtà la maschera si presenta con una tonalità che varia dall’ocra all’arancio. Nonostante ciò si continua in Italia ad utilizzare ufficialmente la denominazione “testa gialla”, adottata a suo tempo per spingere gli allevatori ad indirizzare la selezione verso soggetti dalla maschera quanto più possibile vicina al giallo-limone.


  Sul piano internazionale ci si è convinti, nel corso degli anni, dell’impossibilità di raggiungere questo obiettivo, pertanto la Commissione Giudici Internazionali (C.O.M. – O.M.J.) ha deliberato dal 2000 di denominarlo Diamante di Gould testa arancio, termine più aderente alla realtà fenotipica di questi soggetti, largamente in uso anche  fra gli allevatori italiani.


 
Come ho già detto le tre varietà possono accoppiarsi fra loro generando soggetti perfettamente fertili, pertanto riepilogo di seguito le caratteristiche del gene che agisce sulla struttura delle rispettive maschera:

  • il soggetto a “testa rossa” è dominante su entrambi le altre due varietà;
  • il “testa gialla” è recessivo al “testa rossa”, ma dominante sul “testa nera”;
  • il “testa nera” è sesso-legato recessivo rispetto alle altre forme, quindi un maschio portatore può generare solo femmine “testa nera”.


 

  In una tabella (cliccare) ho riportato le aspettati di nascita dai vari accoppiamenti delle tre varietà di maschera.



  Dopo essermi soffermato sulla maschera, proseguo a descrivere il colore delle altre parti del corpo, iniziando dal filetto e dalla gola dove è necessario che la eumelanina raggiunga la massima saturazione, perché si presentino di un bel nero uniforme (Foto n.19).

  Il collarino dovrà presentarsi azzurro brillante nella parte alta, sfumando gradatamente in tonalità più chiara , fino a fondersi nel verde della parte superiore del dorso (Foto n.18).


  Delle parti inferiori del corpo quello che richiede maggiore attenzione nella valutazione è il petto, dove la presenza di feomelanina bruno/ruggine (colore chimico) in piume dalla struttura cosiddetta blu (colore fisico che producono l’effetto diffrattivo), determinano visivamente (nel maschio) quel bel colore viola intenso ed uniforme tanto ammirato nel Diamante di Gould (Foto n.9 e 10).


  Il dorso verde uniforme, costituisce il colore prevalente del Gould; i fattori che lo determinano sono eumelanina, luteina e “struttura blu” del piumaggio. Le copritrici delle ali sono di un verde leggermente più scuro di quello del dorso.


  Il codione azzurro verdastro si fonde con il colore delle copritrici caudali di un blu brillante con apici apigmentati (grigio) (Foto n.8, 22 e 23).


  Le remiganti e le timoniere si presentano nero uniforme.


  Il ventre deve la sua colorazione ocra chiaro al lipocromo giallo, associato a piccole quantità di feomelanina. Il colore di questa zona sfuma progressivamente verso il sottocoda, dove si nota maggiormente la presenza della feo, per terminare in un bianco giallastro della regione anale (Foto n.5).


  La descrizione che ho fatto è opportuno che sia integrata anche dalla lettura dello “standard(cliccare), dove citerò anche i difetti più frequenti.


Dimorfismo sessuale

   Nel Diamante di Gould è molto evidente per la presenza in generale di una maggiore carica lipocromica e melanica nei maschi; questo comporta differenze nelle diverse zone del piumaggio, che elenco di seguito (foto n.12 e 13):


  • nella maschera del “testa rossa” e del “testa gialla” il colore è più brillante, mentre nelle femmine è più opaco; questo è  dovuto alla minore presenza nei maschi di eumelanina per cui la base delle piume è grigio chiaro, consentendo al lipocromo di esprimersi in pieno; mentre nella femmina è quasi nera e la zona interessata dal carotenoide è meno estesa; nelle femmine la maschera presenta una minore estensione del rosso o del giallo ed un filetto leggermente più largo;
  • nelle femmine il colore del petto si presenta di tonalità più sbiadita, comunemente definita “malva”;
  • nelle femmine gli altri colori, anche se in maniera meno evidente, risultano: il verde meno brillante, il giallo meno carico e l’azzurro meno intenso (specialmente nel collarino);
  • le caratteristiche timoniere filiformi delle femmine sono appena più lunghe delle laterali;
  • il “canto” del maschio, che si aggiunge alle differenze “visive”, è costituito da un sommesso bisbiglio, modulato con molta grazia. Già intorno all’età di tre mesi i maschi novelli iniziano le “prove di canto”; in questa fase è possibile vederli affiancare ad un adulto che gorgheggia, con la testina inclinata verso quella del “maestro” e l’orecchio proteso ad ascoltare e carpire i segreti della “melodia”; nelle femmine il verso si limita al "cinguettio".




(1) Francesco Faggiano – Mutatis Mutandi – Ed.Foi


(2) La nuova CTN-IEI eletta lo scorso anno e presieduta dallo stesso Faggiano, ha in corso la modifica della denominazione delle categorie. Per il nostro estrildide è previsto che l'Ancestrale sarà chiamato semplicemente "Diamante di Gould", le mutazioni con il loro nome ufficiale preceduto dalla dizione Diamante di Gould.

Ad esempio la mutazione Blu, "Diamante di Gould mutazione Blu".


Criteri selettivi - segue a pag.2





  Eduardo Corsini                                                                                                                                 (pubblicato 05/09/2013 - aggiornato 10/04/2015


 

 


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Foto 14 - Buon becco, ma testa leggermente schiacciata

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Foto 15 -
Ottima fusione testa-becco, che si raccordano perfettamente

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Foto 16 - Questa prospettiva conferma la valutazione precedente


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Foto 17 - Piumaggio eccessivamente brinato; in particolare si notano nel  codione e nella regione anale "sbuffi" ed apici decolorati.

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Foto 18 - Filetto regolare anche se leggermente sottile;  la maschera è apprezzabile, presentandosi ampia e di un bel rosso cupo; buono anche il collarino

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Foto 19 -
La gola dovrebbe essere di forma leggermente più trapeiziodale e più satura di melanina, ottimo stacco del collarino fra gola e petto, ove mancante rappresenterebbe un grave difetto.



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Foto 20 - Piume della maschera di un t/r al microscopio


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Foto 21 - Foto al microscopio della maschera di un t/n


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Foto 22 - Piume codione ingrandite, il progressivo deposito di melanina verso gli apici, determina l'effetto Tyndell che ci fa percepire il colore celeste

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Foto 23 - La piuma del codione al microscopio



 Nota: Tutte le foto al microscopio sono di Domenico Frascerra
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